Castel San Giovanni (PC), 11 Gennaio 2019
Il caso dei presunti maltrattamenti nella scuola dell’infanzia di Via Nazario Sauro, a Castel San Giovanni (Piacenza), ha avuto inizio nell’anno scolastico 2016-2017. Il 13 luglio 2026 si è giunti a una prima conclusione con la sentenza di primo grado nei confronti dell’insegnante imputata.
Secondo l’accusa, dodici bambine e bambini tra i quattro e i cinque anni sarebbero stati vittime di insulti, urla, strattoni e schiaffi. Le indagini, partite dalle segnalazioni di alcune famiglie, si sono avvalse di intercettazioni ambientali e telecamere installate dai Carabinieri su disposizione della Procura di Piacenza.
In questo articolo ripercorriamo l’intera vicenda giudiziaria, dalle prime denunce fino alla sentenza di primo grado.
Caso di maltrattamenti nella Scuola dell’Infanzia di Via Nazario Sauro a Castel San Giovanni

I fatti contestati all’insegnante risalgono all’anno scolastico 2016-2017 e riguardano una sezione della scuola dell’infanzia di Via Nazario Sauro a Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza.
L’indagine prende avvio dopo che alcune famiglie si rivolgono ai Carabinieri. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, una delle prime segnalazioni nasce dal racconto spontaneo di una creatura che avrebbe detto ai propri familiari: «La maestra picchia i bambini cattivi».
Dal punto di vista dell’Osservatorio sulle Relazioni Educative e di Cura (OREC), i racconti spontanei delle creature, pur non costituendo di per sé una prova, rappresentano uno dei principali segnali di possibile disagio. Per questo motivo meritano sempre un ascolto attento e, quando necessario, approfondimenti da parte delle autorità competenti e delle figure professionali coinvolte.
La Procura di Piacenza avvia quindi le indagini, disponendo intercettazioni ambientali e l’installazione di telecamere all’interno dell’aula. Nell’ambito dell’inchiesta è stata inoltre disposta una perizia psicologica per valutare il possibile impatto dei comportamenti contestati sul benessere psicologico delle creature coinvolte, come riportato dalla testata Il Piacenza.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbero almeno dodici le bambine e i bambini della sezione “Topolini” coinvolti nei fatti contestati all’insegnante. Tutti avrebbero avuto un’età compresa tra i quattro e i cinque anni, come riportato dalla testata “Il Piacenza“.
Le contestazioni formulate dalla Procura
Secondo l’ipotesi accusatoria formulata dalla Procura di Piacenza, l’insegnante avrebbe tenuto, nel corso dell’anno scolastico 2016-2017, una serie di comportamenti ritenuti lesivi nei confronti delle creature affidate alla sua classe. Tra gli episodi contestati figurano urla continue, insulti, strattonamenti e schiaffi alla testa e al sedere, oltre all’utilizzo di espressioni offensive e denigratorie rivolte a bambine e bambini. Le contestazioni si fondano sugli elementi raccolti nel corso delle indagini, comprese le intercettazioni ambientali e le registrazioni video disposte dalla Procura. Al termine dell’anno scolastico, nel 2017, l’insegnante Angela Bertelli è andata in pensione.
Tra le frasi riportate negli atti e richiamate nel corso del processo figurano espressioni come «guarda che schifo», «puzzi come un nero» e altri appellativi ritenuti denigratori nei confronti delle creature presenti in classe, come riportato dalla stampa locale.
Il rinvio a giudizio e l’apertura del processo
A circa due anni dall’avvio delle indagini, nel giugno 2019, il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) Luca Milani dispone il rinvio a giudizio dell’insegnante, accogliendo la richiesta formulata dal Pubblico Ministero Salvatore Cappelleri. L’imputata, difesa dall’avvocato Luigi Salice, sceglie di affrontare il processo con il rito ordinario. Quattro famiglie si costituiscono parte civile, assistite dagli avvocati Wally Salvagnini e Giuseppe Coiro. Nel settembre dello stesso anno il PM Cappelleri va in pensione e il procedimento passa ai magistrati che gli succederanno. L’inizio del dibattimento viene fissato per l’ottobre 2020.
Il procedimento si protrarrà per diversi anni e sarà caratterizzato dall’avvicendarsi di tre Pubblici Ministeri e quattro giudici, oltre che dall’ascolto di numerose testimonianze e dall’esame del materiale raccolto nel corso delle indagini.
Il processo e le testimonianze delle famiglie
Nell’ottobre 2020 prende avvio il processo nei confronti dell’ex insegnante Angela Bertelli, nel frattempo andata in pensione. In aula sono presenti il Pubblico Ministero Paolo Maini, subentrato al collega Salvatore Cappelleri, e i legali delle quattro famiglie costituite parte civile. Nel corso del dibattimento, seguito principalmente dal giudice monocratico Gianandrea Bussi, vengono ascoltate numerose testimonianze e analizzati gli elementi raccolti durante le indagini.
Le dichiarazioni rese in aula dalle famiglie descrivono comportamenti di forte disagio manifestati da alcune creature durante il periodo scolastico. Secondo quanto ricostruito nel corso del processo e riportato dalla stampa locale, alcuni bambini avrebbero espresso paura nei confronti dell’insegnante, rifiutandosi in alcuni casi di andare a scuola o mostrando cambiamenti nel comportamento.
Tra gli episodi richiamati in aula, il PM Paolo Maini ha ricordato anche il caso di un bambino che sarebbe tornato a casa con un bernoccolo e di un altro che ha riportato lividi sul volto, come riportato dalla testata Piacenza24.
La condanna dell’insegnante nella sentenza di primo grado
Il 13 luglio 2026 si svolge l’ultima udienza del processo di primo grado. Nel corso della discussione finale, il Pubblico Ministero Paolo Maini ripercorre gli elementi emersi durante il dibattimento, richiama le testimonianze delle famiglie e ribadisce la richiesta di condanna nei confronti dell’imputata.
«Mio figlio si svegliò di notte tenendosi la testa con le mani e dicendo “maestra non picchiarmi”».
Tra i racconti richiamati in aula, il PM ricorda anche la testimonianza di una madre che descrive i frequenti risvegli notturni del figlio e le sue urla disperate. Una testimonianza che restituisce il forte impatto emotivo che, secondo l’accusa, questa vicenda avrebbe avuto sulle creature coinvolte, come riportato dalla testata Il Piacenza.
La difesa sostiene invece che gli episodi contestati debbano essere valutati nel contesto di una carriera durata quarant’anni. Come riportato dal quotidiano Libertà, l’avvocato Luigi Salice afferma: «Parliamo di una maestra con quarant’anni di carriera alla quale vengono contestati venti minuti di filmati registrati nel solo mese di giugno 2017: lo 0,3% del totale». Richiama inoltre alcune incongruenze emerse durante le testimonianze e l’assenza di certificazioni mediche riferibili ai fatti contestati: «Tanti “non ricordo” e dichiarazioni diverse. Non c’è un certificato medico» (Il Piacenza)
Al termine dell’udienza, il giudice Federico Baita condanna in primo grado Angela Bertelli alla pena di un anno e quattro mesi di reclusione per il reato di maltrattamenti. La pena è inferiore rispetto all’anno e otto mesi richiesti dal Pubblico Ministero. Trattandosi di una sentenza di primo grado, il procedimento può proseguire nei successivi gradi di giudizio previsti dall’ordinamento.
Il caso di Castel San Giovanni e l’importanza di ascoltare i segnali di disagio
Il caso della scuola dell’infanzia di Via Nazario Sauro dimostra quanto sia complesso accertare situazioni di presunti maltrattamenti nei contesti educativi. Tra le prime segnalazioni delle famiglie e la sentenza di primo grado sono trascorsi quasi dieci anni, durante i quali si sono susseguite indagini, intercettazioni, consulenze tecniche, testimonianze e un lungo processo.
Vicende come questa ricordano quanto sia importante non ignorare i cambiamenti nel comportamento delle creature, ma anche quanto sia necessario affidarsi agli strumenti previsti dalla legge, evitando conclusioni affrettate. Ascoltare, osservare e documentare con attenzione rappresentano spesso il primo passo per consentire alle autorità competenti di verificare i fatti e tutelare tutte le persone coinvolte.
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