Parete (CE), 15 Settembre 2023
Una maestra è stata raggiunta da un ordine di misura cautelare per maltrattamenti in una scuola dell’infanzia paritaria di Parete, in provincia di Caserta. L’insegnante è stata sospesa dal servizio per 12 mesi con l’accusa di aver colpito con calci e pugni gli alunni della sua classe al “Giardino dell’Infanzia”.
Tutta la vicenda sul caso di maltrattamenti in una scuola dell’infanzia paritaria di Parete

Le rapide indagini paiono confermare la gravità dei fatti
Le indagini, come si apprende anche da La Stampa, sono partite nel mese di Giugno 2023. Una mamma, dopo aver visto la reticenza del proprio figlio 3enne ad andare a scuola, e averlo visto cambiare secondo quelli che sono i più noti campanelli di allarme, ha provato a parlargli per capire cosa lo stesse affaticando emotivamente.
La madre del piccolo, dopo aver intuito che in classe la sua insegnante puniva bambini e bambine con percosse od offese si è confrontata con altri genitori. A quel punto altre mamme e papà hanno confermato che anche i loro figli raccontavano sovente di percosse e punizioni quando venivano ritenuti “cattivi” e che spesso i bambini venivano chiamati “scemi, cretini”.
La mamma costretta ad improvvisarsi detective
Compresa la gravità dei fatti e le enormi conseguenze che questi comportamenti avrebbero potuto portare sui bambini e le bambine della classe la prima famiglia ha pensato fosse importante fare un esposto presso i Carabinieri della Stazione di Parete ma i genitori sono stati bloccati dalla paura di non essere creduti.
Infatti 5 anni prima, di fronte a una situazione analoga che aveva coinvolto la figlia più grande, la famiglia aveva ricevuto solo porte in faccia come riportato nell’articolo di Elisa Forte su La Stampa.
“Se non ci sono prove, non possiamo agire”. Così avevano detto all’epoca i Carabinieri ai genitori preoccupati. E quando la mamma aveva replicato che in televisione spessissimo si sentiva parlare di indagini con telecamere installate dalle forze dell’ordine quest’ultime le avevano ribattuto che: “la televisione la dovete spegnere perché sono tutte fandonie”.
La mamma non si è arresa né fatta scoraggiare. Ha cucito un piccolo registratore nella tasca del figlio in modo da poter avere conferma dei propri sospetti e nel contempo le prove necessarie per fare un esposto.
L’esposto dei genitori ha dato il via alle indagini
Raccolte le prove e con tutte le informazioni in suo possesso la famiglia si è recata alla Caserma dei Carabinieri chiedendo di poter redigere un esposto. Hanno raccontato tutto quello che sapevano e udito nelle registrazioni fatte autonomamente, consegnando inoltre foto e messaggi rilevanti per le indagini.
Secondo quanto ricostruito dalle informazioni emerse dai giornali e dal Comunicato Stampa rilasciato dalla Procura, successivamente all’esposto i Carabinieri hanno prima chiamato a Sommarie Informazioni Testimoniali (SIT) altre mamme della classe avendo da loro conferma di quanto sospettato nell’esposto. Dopodiché si sono introdotti nella scuola fingendo dei controlli sanitari e hanno prelevato le registrazioni del sistema di videosorveglianza già presente nella scuola.
Il sistema di videosorveglianza non è un sistema preventivo
Come spesso affermiamo durante i nostri seminari informativi, le formazioni e anche le numerose interviste rilasciate dalla nostra presidente Ilaria Maggi, i sistemi di videosorveglianza installati nelle scuole non possono essere considerati sistemi di prevenzione. Possono aiutare talvolta ad accertare fatti già successi.
In questa scuola dell’infanzia si evince che nonostante ci fosse un sistema di videosorveglianza installato e funzionante, l’indagata C.A. ha potuto indisturbata minacciare, picchiare, umiliare e urlare ai piccoli alunni e alunne della sua classe senza che nessuna persona intervenisse a fermarla.
Secondo i dati rilevati dal nostro Osservatorio sulle Relazioni Educative e di Cura (OREC), questo caso non è il primo nel quale l’esposto avviene per valutare una scuola dotata di sistemi di videosorveglianza nella quale bambini o bambine manifestano chiari campanelli di allarme del disagio emotivo. O addirittura nella quale la segnalazione arriva da una persona dello staff educativo che ha assistito in prima persona a episodi maltrattanti e situazioni configurabili come reati.
Dati preoccupanti e sempre sotto stimati
Quando si portano alla luce storie così gravi spesso viene data voce alla famiglia che con coraggio ha dato il via alle indagini facendo passare in sordina i dati di un fenomeno complesso da sempre sottostimato. Dati che ci raccontano una realtà che, per quanto rara rispetto all’altissimo numero di asili, scuole e insegnanti meravigliose, resta comunque una realtà agghiacciante che ci dovrebbe far preoccupare e correre ai ripari.
Per ogni insegnante, ovvero pubblico ufficiale e/o persona incaricata di pubblico servizio, che compie azioni o minacce continuate e continuative ai danni di creature minorenni il numero di vittime dirette e indirette è esponenziale.
Facendo un rapido calcolo e prendendo in esame una classe che mediamente ha 25 alunni, anche ammesso e non concesso che i bambini direttamente colpiti in aula da questi fatti siano tre, quattro o cinque, sarà facile comprendere che le vittime primarie della violenza fisica o psicologica, diretta o assistita sono 25 persone. E non basta perché vittime secondarie di questa violenza, sono le cosiddette parti danneggiate ovvero i familiari stretti delle vittime dirette (i genitori n.d.r) che quindi, ammettendo siano in media 2 per ogni bambino o bambina, diventano altre 50 vittime.
Settantacinque sono quindi le vittime che possono diventare parti civili all’interno del procedimento per maltrattamenti a scuola e questo chiaramente senza contare le vittime terziarie. Composte da tutte le persone in gamba appartenenti al sistema scolastico italiano che in misura variabile, subiscono un danno indotto dal peso sociale, mediatico ed emotivo collettivo.
Un trend incoraggiante
A fronte di dati davvero preoccupanti che meriterebbero un posto migliore nelle scelte del governo rispetto a formazione, monitoraggio e selezione del personale scolastico e assistenziale, così come nella tutela del benessere a scuola, l’anno 2023 ha monitorato nel nostro Osservatorio un trend decisamente incoraggiante.
Come dichiarato dalla nostra presidente Ilaria Maggi alla penna preziosa di Elisa Forte per La Stampa, contrariamente a quanto accadeva negli scorsi anni, quest’anno al Numero Verde sono aumentate le richieste di aiuto, segnalazione e supporto provenienti proprio dal personale educativo impiegato all’interno delle scuole stesse.
In proporzione abbiamo assistito all’aumento delle denunce provenienti dal personale educativo e scolastico che ha direttamente assistito a fatti configurabili come reati, azioni maltrattanti o potenzialmente lesive ai danni di minorenni a loro in cura.
Questo trend ci fa ben sperare che piano piano si possa abbattere il muro di paura e omertà che troppo spesso inibisce chi assiste o sospetta un maltrattamento dal compiere quello che poi è un dovere penale insito nel contratto e nel lavoro stesso.
Dirigenti e insegnanti, così come ogni persona operante all’interno di un sistema scolastico, detiene specifici diritti, doveri e anche responsabilità. Dalla tutela del benessere psico-fisico delle persone minorenni che hanno in cura ma anche la denuncia presso gli organi di competenti di ogni fatto ipoteticamente riconducibile a un possibile reato.
Contrariamente a questo dovere espresso chiaramente nelle responsabilità e nei doveri civili e penali di ogni persona operante in asili o scuole, fino al Dicembre 2023 i dati emersi dall’Osservatorio riportano che solo nel 97% dei casi le denunce provengono da genitori allarmati dai segnali di disagio dei propri figli o delle proprie figlie e non dal personale che, omettendo di denunciare, si rende complice di chi commette il fatto.
Ci auguriamo che nel futuro prossimo questo trend possa salire sempre di più perché sarebbe il segnale che le persone maltrattanti potrebbero essere allontanate dalle classi PRIMA che bambini e bambine sviluppino quei tipici disagi emotivi conseguenti ai comportamenti maltrattanti che poi allertano le famiglie inducendole alla denuncia.
La misura cautelare
Il 15 Settembre 2023, l’insegnante C.A. è stata raggiunta da un ordine di misura cautelare che prevede la sua sospensione dal servizio in via cautelare. La misura cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del Tribunale di Napoli Nord, su richiesta della Procura, dispone la sospensione dal lavoro per 12 mesi. Procedimento atto ad evitare il pericolo di fuga, inquinamento delle prove o reiterazione del reato durante lo svolgimento delle indagini.
La condanna
Come riportato da ANSA nel Luglio 2024 la maestra è stata condannata a 3 anni e 4 mesi di reclusione. Il tribunale di Napoli Nord ha disposto anche l’interdizione dalla professione di insegnante e l’applicazione della detenzione domiciliare. Il giudice ha inoltre condannato l’imputata al pagamento di un risarcimento nei confronti delle parti civili, ovvero i genitori dei bambini e la stessa scuola.
Seconda maestra patteggia
Nel Maggio 2025 Lucia A., 31enne, durante il processo ammette le proprie responsabilità e, difesa dall’Avvocato Anna Savanelli, patteggia ottenendo una condanna a 2 anni con sospensione condizionale subordinata ad un percorso riabilitativo di 6 mesi.
Altri casi nella zona
Parete purtroppo non è nuova a queste vicende. Quest’ultimo caso di maltrattamenti in una scuola dell’infanzia paritaria ci riporta alla mente il caso del 2015 nella scuola elementare Don Milani.
La Via dei Colori Onlus è a disposizione delle Forze dell’Ordine e delle famiglie coinvolte. Chiunque abbia bisogno può contattarci al Numero Verde 800-98.48.71 o scrivendo a: sos@laviadeicolori.org. La Via dei Colori offre consulenza tecnica e informativa gratuita. A tutti i soci offriamo sostegno legale e psicologico specializzato in caso di maltrattamenti infrastrutturali presunti o documentati.