Ronchi dei Legionari (Gorizia), 26 Febbraio 2024
Due maestre della Scuola d’Infanzia di Ronchi dei Legionari, in provincia di Gorizia, sono state smascherate dalle telecamere nascoste della polizia mentre insultavano e picchiavano una bambina con disabilità davanti ai propri compagni e alle compagne della classe.
Tutta la vicenda sul caso di maltrattamenti nella scuola d’Infanzia di Ronchi dei Legionari

Come riportato nella nota dell’AGI, a cura di Giancarlo Terlizzi, le due donne hanno ricevuto la notifica della misura cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del Tribunale di Gorizia, finendo ai domiciliari in attesa che sia definita la conclusione delle indagini sul loro comportamento.
Dati i diversi episodi ripresi dalle intercettazioni ambientali, e quindi l’abitualità delle violenze fisiche e verbali ai danni della bambina, l’accusa che viene mossa alle due donne è quella di “Maltrattamenti” ovvero il reato 572 c.p. Le due indagate, che al momento dell’arresto hanno un’età compresa tra i 30 e i 40 anni, avrebbero avuto un comportamento così violento che Rai News riporta il commento di una persona che vi avrebbe assistito definendole addirittura “disturbanti”.
La prima segnalazione
Secondo quanto riportato dall’AGI, la segnalazione che ha potuto dare il via all’approfondimento di indagine sarebbe arrivata a Dicembre 2023. Nella ricostruzione emersa in questa segnalazione si sarebbe parlato di svariati strattoni ai danni della bambina piccolissima più offese e umiliazioni di varia natura. Una volta aperto il fascicolo per le indagini e compresa la potenziale gravità dei fatti, la Procura ha autorizzato una serie di attività tecniche e più specifiche come le intercettazioni ambientali tramite telecamere nascoste poste in gran segreto dagli investigatori. Da quanto riporta Il Giornale, la prima segnalazione sarebbe arrivata proprio dalla scuola stessa e quindi immaginiamo da colleghe o colleghi che sentivano urlare dalle aule vicine.
Le indagini
Le delicate operazioni di indagine sulle due insegnanti sono state coordinate dalla Procura della Repubblica e condotte dai carabinieri della compagnia di Monfalcone, in provincia di Gorizia. Una volta verificata la gravità, ma soprattutto l’abitualità delle condotte violente delle due donne immortalate nelle immagini strazianti, il quadro si è delineato e ha assunto tratti davvero inquietanti.
La ricostruzione delineata dagli articoli di cronaca disponibili fin dai primi giorni dopo la misura cautelare, come per esempio quella su Friuli Oggi, fa emergere come durante l’orario scolastico la bambina – ricordiamo con una disabilità che richiede ancora maggiore attenzione e cura del solito – veniva presa a schiaffi, strattonata, spinta e umiliata, giorno dopo giorno, in un clima di completo terrore suo e di chi purtroppo osservava inerme le scene. Ma non solo: urla, parolacce, rimproveri privi di qualsiasi fondamento pedagogico terrorizzavano non solo la bambina direttamente colpita dalle due indagate, ma anche l’intera classe di bambine e bambini piccolissimi che restavano impietriti con la paura di poter essere in lista per ricevere “attenzioni” simili di lì a breve.
Secondo quanto riportato da Fanpage le indagini avrebbero subito un’accelerazione importante a causa della frequenza e gravità delle condotte poste in essere ai danni della bambina.
A questo punto, probabilmente, sarà necessario un approfondimento degli inquirenti su eventuali responsabilità di altre persone appartenenti allo staff ed eventualmente consapevoli di quanto stava accadendo da prima della denuncia di Dicembre 2023.
La misura cautelare
Il 26 Febbraio 2024 le due donne sono state raggiunte dall’ordine di misura cautelare degli arresti domiciliari, disposto dal Tribunale e atto a evitare che nel prosieguo delle indagini le due donne possano reiterare nel reato, inquinare le prove o fuggire.
In una nota dei Carabinieri riportata dal quotidiano “Il Piccolo” si legge però che nonostante l’applicazione della misura cautelare “le arrestate vanno considerate comunque innocenti sino all’eventuale condanna definitiva.” I militari tengono a ricordarci che “il procedimento si trova ancora in fase, seppure avanzata, di indagine, nella quale non si è avuto, sin d’ora, alcun contraddittorio con indagati e rispettivi difensori; nel prosieguo si dovrà procedere, nel minor tempo possibile, a tutti i dovuti approfondimenti anche finalizzati alla verifica delle eventuali ricostruzioni/spiegazioni di indagati, persone offese e relativi difensori”.
Sebbene sia giusto usare il condizionale fino alla sentenza definitiva è importante anche non dimenticare che, a quanto riporterebbero gli inquirenti, le immagini immortalate dalle telecamere mostrerebbero scene che purtroppo lasciano davvero poco margine di fraintendimento.
Una comunità sconvolta
Ogni volta che accade un caso di questo genere la comunità si dice sconvolta e si ritrova inerme davanti a fatti che davvero scuotono le viscere.
Ai microfoni del tgcom24, Mauro Benvenuto, sindaco di Ronchi dei Legionari dal Giugno 2022, dichiara che: “Fatti del genere scuotono l’intera comunità: quanto accaduto in una delle nostre scuole ‘preoccupa’.”
Il primo cittadino continua poi specificando che non aveva intercettato alcun campanello di allarme nel Comune o da parte della comunità prima che l’indagine fosse resa nota: “Io sono anche genitore: episodi di questa portata creano allarme.”
Gorizia non è nuova a situazioni del genere, ricordiamo il caso del 2013, e già da allora si parla di voler provvedere con interventi mirati di prevenzione, monitoraggio e formazione specifica per i contesti educativi e scolastici.
Così come in tutta Italia si parla ormai da anni di voler mettere a punto protocolli di gestione delle eventuali segnalazioni che potrebbero arrivare dalla Comunità o dalle famiglie che spesso non sanno a chi rivolgersi o quale sia davvero la strada giusta per tutelare in tempi rapidi le proprie creature.
Come associazione – dichiara Ilaria Maggi, School Welfare Expert, fondatrice e presidente de La Via dei Colori dal 2010 – auspichiamo che le comunità rimaste scosse da casi di questo genere e i Comuni che purtroppo si trovano sempre più spesso a dover fronteggiare, anche economicamente, ai danni di fatti così gravi, possano richiedere e ottenere uno spazio di confronto e buona volontà per un investimento atto a PREVENIRE anziché curare quando ormai i danni sono stati fatti.
La Via dei Colori Onlus è a disposizione delle Forze dell’Ordine e delle famiglie coinvolte. Chiunque abbia bisogno può contattarci al Numero Verde 800-98.48.71 o scrivendo a: sos@laviadeicolori.org. La Via dei Colori offre consulenza tecnica e informativa gratuita. A tutti i soci offriamo sostegno legale e psicologico specializzato in caso di maltrattamenti infrastrutturali presunti o documentati.